Milano vertigo
Terza indagine del commissario Renato Negri, Milano vertigo (Fratelli Frilli Editori, 2021) riparte da una telefonata inaspettata: quella della cara mamèta. “Renato, devi indagare su un caso.” Tra tutte le persone che Negri poteva immaginarsi affidargli un’indagine per omicidio, la sua mamma era davvero l’ultima. Il caso riguarda Achille Bracchi, archiviato dal commissariato di Chiavari come suicidio — una versione che non convince affatto la signora Rosalba Maria Barbieri, vedova Negri.
Cosa c’entra la cara mamèta con il Bracchi?
Siamo nel torrido luglio del 1979. Bracchi sarebbe precipitato da quella che pensava la sua miniera d’oro: la Colonia Fara, edificio del Ventennio a strapiombo sul mare della riviera di Levante, intitolato al generale Gustavo Fara, commissionato dal PNF negli anni Trenta e inaugurato alla presenza di Mussolini. Durante la guerra fu anche ospedale militare. Chi era davvero Achille Bracchi? Perché quella struttura, e perché un “suicidio” che puzzava di altro?
Per questo caso Negri potrà contare sul vice Palamara e sull’ispettore Coviello, ma l’indagine lo trascinerà soprattutto a fare i conti con se stesso. È un giallo classico che racconta anche la storia e la politica italiana degli anni Settanta — un’Italia complicata, piena di misteri ancora aperti — con la sottile ironia che attraversa tutta la saga del commissario Negri.