Milano disillusa

Milano disillusa

16 marzo 1978. Mentre la tv dà la notizia del rapimento di Aldo Moro, a Milano il commissario Renato Negri viene chiamato d’urgenza al Piccolo Teatro. Lo spettacolo che lo aspetta è fuori da ogni copione: in un teatro silenzioso e buio, in una teca di vetro piena d’acqua, un uomo è immobile a testa in giù, occhi sbarrati, già senza vita. È Luigi Bernini, il grande illusionista. Prima indagine della saga (Fratelli Frilli Editori, 2017).

Chi può volere la morte di un mago? Bisogna capire se è davvero un omicidio, come è avvenuto, perché. Negri e il vice Palamara — poliziotto dai metodi spicci — scandagliano piste che sconfinano nell’esoterismo e nello spiritismo, in una Milano tra contestazione, terrorismo e dilagare dell’eroina. Sullo sfondo, tre giorni dopo, arriverà anche l’omicidio di Fausto e Iaio: un Paese che “non si capisce più”.

Milano è ormai disillusa

Il titolo ha un doppio senso: fine della magia, di fronte a un delitto che riporta prestigi e spiritismo a moventi tutt’altro che sovrannaturali; e fine delle utopie, perdita d’innocenza di una generazione. Negri annota tutto sul taccuino — indizi, osservazioni, spunti ironici — mentre intorno a lui ruotano Palamara, Coviello, l’amico di bevute Beppe detto l’africano, Frank coi panini salamella-maionese-tutto e Nino, che solo sa preparare il Negroni “alla Negri”. Di punti fermi, al commissario, ne restano pochi: la sua Milano, gli amici, il lavoro.

Un giallo insolito con un protagonista “normale”, uomo di legge ferito che non ha più molto da perdere e proprio per questo torna in gioco. La trama mescola mistero e surreale; il caso del grande Bernini si può risolvere. I misteri d’Italia, quelli, restano un’altra storia.